Lena Dunham

TV Series/ Girls (HBO): Rappresentazioni del sesso e immaginario collettivo

Dedico il post di oggi a una delle serie che, dal momento della sua uscita, ha scatenato discussioni e critiche, e che trovo, con tutti i suoi difetti, come una delle più interessanti in circolazione: Girls, creata, scritta e prodotta da una quasi coetanea, Lena Dunham, che ne è anche la protagonista. Ovviamente, se non avete visto la serie (e se non avete visto nemmeno Sex And The City, di cui parlerò abbondantemente nel post) tutto è considerabile come spoiler quindi a vostro rischio e pericolo!

Metto assieme qui una serie di considerazioni che feci due anni fa (ai tempi della prima season) sul forum di ItaSA, con alcune correzioni dovute alle precisazioni di alcuni utenti (che citerò in fondo per correttezza) e integrazioni rispetto alla seconda e alla terza stagione.
Alcuni utenti avevano sollevato perplessità rispetto alla rappresentazione della sessualità nel telefilm. Squallida, esageratamente cruda, per alcune persone totalmente contraria alla pretesa di realismo della serie e della sua creatrice.
Inevitabile era stato il ricorso al paragone con la serie che ha sdoganato il parlare e il fare continuamente sesso in tv, vale a dire Sex And The City. Gli accostamenti erano inevitabili al momento: entrambe serie HBO, entrambe ambientate a New York e in entrambe le protagoniste sono quattro amiche, di cui una scrittrice (o con velleità al riguardo). Come se non bastasse, nel pilot di Girls compare un esplicito ammiccamento alla serie e al suo fandom.

Premetto subito una cosa: ho amato e visto e rivisto fino a saperlo a memoria SATC e ogni tanto penso ancora al fatto che potrei regalarmi il box set a forma di cappelliera. I film li trovo un insulto alla serie, e rivendico con orgoglio di aver visto solo gli ultimi venti minuti del secondo e di non voler sapere nulla sul resto. Ho apprezzato invece il prequel della CW, ma magari ne parliamo un’altra volta perché sono ancora in fase di scongiuri per il rinnovo poco probabile.
Per Girls è una faccenda diversa e molto legata al mio vissuto personale, dato che le protagoniste hanno la mia età o giù di lì e mi ritrovo spesso in diverse delle cose che capitano loro o che dicono o che fanno. Mi sono accorta come la mia percezione della serie sia variata molto a seconda del periodo che stavo e sto vivendo, e come l’infastidirmi per alcune cose della serie fosse il riflesso del fastidio che provavo per degli aspetti della mia vita. Ma qui si apre davvero una parentesi enorme e se proprio a qualche anima scellerata dovesse interessare una riflessione rispetto a ciò vediamo cosa posso fare.

Torno in tema, ovvero appunto la questione della rappresentazione “squallida” del sesso in Girls, che contrasta, secondo alcune persone, con quella ritenuta davvero realistica di Sex And The City (qualcuno definì Girls “una brutta copia di SATC“). A mio parere, considerazioni di questo tipo riflettono quanto potenti siano i media, ed in generale le rappresentazioni visuali (e non solo), nella creazione di un immaginario collettivo e di visioni sterotipiche al punto che queste permeano e determinano la nostra percezione della realtà.

Sex And The City è il lato patinato della faccenda.
Lì troviamo delle over 30 realizzate, con lavori fichissimi e ben pagati, un tenore di vita molto alto ed esperienze che, per quanto realistiche (mi vengono in mente tutte le puntate in cui una delle protagoniste ha un problema legato al sesso orale), sono sempre filtrate attraverso l’ironia e mai mostrate nella loro crudezza. Da notare, peraltro, come quasi mai capitano alla protagonista uomini con abitudini o caratteristiche “particolari”: l’unico è un politico con una passione per la golden shower, cosa che lascia Carrie visibilmente sconvolta. Nel corso delle sei stagioni,  Carrie ha principalmente problemi di tipo emotivo/sentimentale, in cui il sesso è parte integrante ma in maniera più convenzionale. Due esempi random: la chimica fra lei e Big, più forte del matrimonio, per lui, e di quel cucciolone di Aidan, per lei; i numerosi problemi con Berger che sono riflesso del fatto che la loro relazione non funziona a tutti i livelli (ditemi che non sono l’unica ad aver pensato che Carrie sia un po’ tanto masochista).
In SATC le protagoniste pensano “siamo desiderabili, siamo pheeghe, leviamoci il più possibile le inibizioni”. Come già accennato, poi non vale per tutte  e quattro perché, chiaramente, non potevano rappresentare quattro persone ugualmente spregiudicate. Non sarebbe stato realistico, e non avrebbe permesso alle spettatrici di giocare ad immedesimarsi in questa ed in quella protagonista come fa Shoshanna nel pilot di Girls.
Per le quattro amiche, il sesso è essenzialmente vissuto come un piacere, la ciliegina sulla torta delle loro favolose vite. Ne consegue che la sua rappresentazione sia sempre scanzonata, ironica e, anche in situazioni che la società condanna dal punto di vista morale (la già citata relazione di Carrie con Big mentre lei è assieme a Aidan e Big è sposato con una giovane modella), non ci sono elementi che portano lo spettatore o la spettatrice a provare un senso di fastidio ed inadeguatezza. La tristezza, lo “squallore” deriva dall’idea di cosa Carrie e Big stiano facendo ai partner e dal disagio crescente che Carrie prova rispetto alla montagna di menzogne che accumula incontro dopo incontro, non dalla rappresentazione visiva dell’adulterio.
Sfondo delle vicende, inoltre, era la NY, o meglio, la Manhattan poco prima e immediatamente dopo l’11 settembre: soprattutto prima della crisi economica del 2008.

In Girls abbiamo innanzitutto delle ventenni che stanno entrando nell’età adulta ma che, come qualsiasi ventenne di oggi, non è molto convinto di volerlo fare.
Che lavori fanno? Marnie nella prima stagione è stagista in una galleria d’arte, da cui viene licenziata all’inizio della seconda stagione e da lì in poi la si vede fare per pochissimo tempo la hostess, cioè una versione fintamente più chic della cameriera, e per altrettanto breve tempo la barista nella caffetteria di Ray. Insomma, Marnie dalla seconda stagione è disoccupata e non ha la benché minima idea di cosa fare né una vera e propria passione, se non quella per la musica, anche se sembra sempre mancarle una motivazione vera, una spinta ad agire (motivo per cui finisce a far l’assistente/schiavetta nella galleria di una sua ex-collega stagista). Shoshanna è la più giovane delle tre e nel corso delle stagioni ha semplicemente frequentato l’università: a suo dire, a differenza di Hannah e Marnie, lei un’idea di cosa vuole dal futuro sembra avercela, anche se il finale della terza stagione apre molti spiragli di dubbio al riguardo. Jessa ha iniziato arrabattandosi con lavoretti tipo babysitting, per poi fare la mantenuta (e rendendosi conto di non essere in grado di sostenere nemmeno questo stile di vita) e tuttora oscilla fra il cercare un minimo di normalità (ultimo lavoro: badante di una fotografa in sedia a rotelle) e la sua tendenza a mandare in vacca tutto quanto (per la droga, essenzialmente).
Il personaggio principale Hannah, invece, dopo che la sua richiesta ai genitori di non fare una mazza per dedicarsi al suo grande romanzo (nel pilot) ottiene come risultato il vedersi tagliare del tutto i fondi dalla madre, per tutta la prima stagione fa lavori di cui non gliene frega nulla. Nella seconda stagione, spinta dalla necessità, lavora al bar di Ray, ma è pronta a mollare tutto davanti alla prima occasione che le si presenta di poter pubblicare un suo scritto. Nell’ultima stagione l’abbiamo vista invece approdare nella redazione di GQ e decidere poi, al grido del solito ‘io sono più di un lavoro figo’, di licenziarsi (ma il finale svela che forse non è stata una scelta tanto dissennata): ad ogni modo, è la prima del gruppo che raggiunge, dal punto di vista delle scelte in merito alla sua carriera lavorativa, una condizione da quasi adulta.

Da tutto ciò risulta chiaro che lo stile di vita delle protagoniste di Girls e le loro esperienze sono diverse, così come lo è anche quella sessuale.
In Girls il sesso è visto in maniera meno idealizzata e decisamente più realistica. Jessa è forse quella le cui esperienze ed atteggiamento possono venire accostati a quelli di Samantha Jones, ma con quale differenza fra le due… Samantha resta favolosa anche quando le tocca mandare giù un amaro boccone (non vorrei mai che reagiste come Charlotte quindi vi rimando al video), mentre Jessa è sempre scarmigliata, disordinata, animalesca (cercavo un altro video, beccatevi questo anche se non dimostra del tutto il punto).
Marnie a inizio serie assolveva al ‘dovere coniugale’, senza grande gioia né impegno, salvo poi avere esperienze più o meno soddisfacenti (anche con l’ex che sembrava incapace da quel punto di vista) e soprattutto spesso usando il sesso come tappabuchi per i suoi vuoti esistenziali. Un po’ come se un orgasmo possa compensare il suo non aver ancora capito che diamine voglia fare della sua esistenza, e chi voglia essere. Credo sia interessante il fatto che sia al suo personaggio che la Dunham abbia riservato una scena di masturbazione, che seguito a trovare tanto bella per quanto è, diamine, così onesta; è la prima volta che Marnie cala la maschera.
E c’è Hannah, infine, che vorrebbe dimostrare di essere senza alcuna inibizione, ma forse più per una posa che altro, perché risulta comunque goffa. Nella prima stagione, almeno in apparenza, il sesso era l’unica cosa ad unire lei e Adam: le scene ‘grevi’ che hanno disgustato molte persone sono figlie dell'(apparente) incapacità di Adam di vedere e amare la persona Hannah oltre la trombamicizia, e della già citata voglia di Hannah di fare la bohemienne. Se poi i rapporti fra i due si ‘normalizzano’, è interessante vedere come il tentativo di Hannah di ‘riaccendere la passione’ (come direbbe una qualsiasi rivista femminile) tramite il role playing sia tutto tranne che sensuale ed eccitante. Se in SATC i role play di Samantha e Smith sono raccontati con ironia e divertimento, la parrucca e il completino sexy su Hannah diventano ridicoli, la scena sfocia subito nel tragicomico e nel patetico.
Da citare senza indugi il momento (nella prima stagione) in cui Hannah si imbatte nei suoi genitori in bagno mentre fanno sesso, perché nessuno di noi vuole pensare, figuriamoci assistere, ad una scena simile, ma la vita non finisce a 50 anni.

Le donne di SATC erano e sono una minoranza, nel panorama femminile, così come il loro tenacissimo, idealissimo rapporto di amicizia che dura nonostante gli scossoni. Ed è una cosa abbastanza assodata e che al suo tempo venne molto criticata (seguita ad esserlo ancora oggi). Di ventenni come quelle di Girls è pieno ovunque. In SATC non è che non mostrassero una (attenzione, una, non “la”) realtà, è che mostravano un lato molto glamour ed edulcorato della cosa (solo per quanto riguarda Miranda, ogni tanto, c’era qualche riferimento all’essere una delle poche donne in un ambiente lavorativo prettamente maschile). E soprattutto, era molto meno rapportabile ad un universo al di fuori di Manhattan.
Non dico che il sesso in SATC non fosse realistico: lo era, ma solo a parole. Nella rappresentazione visiva un po’ meno (fra l’altro, Sarah Jessica Parker aveva una clausola nel contratto per cui non sarebbe mai dovuta comparire a seno nudo). C’è sempre stata dell’autocensura da parte degli autori: a parte facce gementi e cose del genere, non s’è mai visto tantissimo. Su certi aspetti hanno al massimo ironizzato -piacevolmente-, ma spesso hanno sorvolato. Voglio dire, è matematicamente improbabile che tutti i loro amanti avessero le lenzuola immacolate, la casa perfettamente pulita e in ordine, cibo nel frigorifero e via discorrendo.
Fa eccezione quella puntata della prima stagione in cui Carrie ha una brevissima storia con uno studente o comunque ventenne (e la cosa è decisamente emblematica): quando ci finisce finalmente a letto, il è sesso favoloso, ma la mattina dopo Carrie scappa disgustata, notando di essere in mezzo a calzini sporchi e croste di pizza che erano lì da tempo immemore.
Il punto è che SATC, esattamente come la sua protagonista, dietro l’apparente disincanto e cinismo è inguaribilmente un inno al romanticismo. Non è un caso che anche un’irriducibile amante del sesso fine a ste stesso come Samantha Jones abbia tre relazioni esclusive, due delle quali la rendono vulnerabile come le altre, e alla fine della serie è felicemente accoppiata (ad uno più giovane, perché se no non sarebbe trasgressiva).

Sia chiaro che ognuno ha le sue esperienze: per quanto mi riguarda, non riesco a trovare squallide le scene di sesso in Girls. le trovo anzi assolutamente realistiche.
Il problema è che il nostro immaginario è da sempre nutrito con immagini molto abbellite e in cui emergono gli aspetti positivi del sesso, non quelle meno piacevoli. Sex And The City ha cercato di aprire una finestra sulla realtà, ma a conti fatti ha continuato sulla stessa falsariga. L’idea è che il sesso va mostrato o come passione fra due persone, allo scopo di generare desiderio di identificazione dello spettatore, o per soddisfare il voyeurismo e semplicemente il naturale istinto sessuale (non vale solo per i porno e i film erotici, mi pare chiaro).
Una serie come Girls fa strano perché apparentemente esce da queste categorie: teoricamente, nelle scene di sesso scritte dalla Dunham e dal suo team ci si dovrebbe identificare. Tuttavia, messi di fronte a qualcosa che è percepito come estremamente vicino al reale, si prova fastidio e la voglia di non identificarsi.
Un buon esempio lo si trova nella prima stagione, come segnalava un’utente del forum di ItaSA, Mrs Darcy:

Una scena molto poco glamour è stata quella in cui lei e il farmacista si spogliano prima di fare sesso. Io raramente ho visto una cosa del genere nei film (e negli altri telefilm): lui e lei entrano in casa che già stanno aggrovigliati, iniziano a spogliarsi lanciando i vestiti qua e là, le scarpe vengono via che manco te ne accorgi, il reggiseno non è mai un problema, in questo mondo che ci ha abituati a turbini passionali vedere una che si leva da sola gli anfibi e poi si infila sotto le coperte è un po’ fuori dagli schemi”. 

Il processo di identificazione rispetto ad una narrazione (letteraria o filmica) avviene solitamente a livello ideale, nel senso che ci si riconosce in quanto narrato, o, più spesso, ci si vorrebbe riconoscere. Le serie televisive (come il cinema, la pubblicità, la narrativa…) giocano appunto su questo: una serie ci piace quanto più sentiamo che ci dice qualcosa, che parla a noi stessi. In particolare, nei drama e nei comedy-drama in cui si vuole rappresentare una realtà sociale a noi contemporanea, scatta subito un meccanismo di identificazione in questo personaggio, o in questa situazione. Identificazione, oppure l’opposto: repulsione. Ovvero, non ci si vuole e non ci si riesce ad identificare: perché la cosa ci turba, perché non vorremmo mai doverci trovare in situazioni simili, o perché è lontana dal nostro sentire e dal nostro stile di vita. Però, non è che perché non accade a noi che non sia reale: esperienze del genere avvengono ovunque.

Il fatto che non ci si identifichi, quindi, non giustifica commenti come “immagini squallide” o simili. Sono semplicemente molto realistiche. Rispetto nella media delle serie USA, Girls è una delle poche serie ambientate nella contemporaneità ad avere questa pretesa di realismo: nelle serie e nei film made in UK è infatti abbastanza normale vedere scene di sesso senza fronzoli o sentirne parlare in maniera greve, dato che in generale è abbastanza comune mettere in scena storie, realtà e vite poco patinate.
Ovviamente, non è che ci si debba per forza identificare e non ci si deve per forza appassionare ad una serie. Chiunque è libero di odiare Girls e non riconoscere se stesso in quel che racconta. Semplicemente, la questione è legata al voler o meno accettare il realismo come modalità narrativa/espressiva. Se avessimo tutti una stessa percezione estetica saremmo in un regime, quindi nel regno del kitsch di kunderiana memoria.
Esperienze a parte, il proprio immaginario e il proprio senso estetico si costruiscono anche con la visione di film, le letture e via discorrendo. Chi ha visto e/o letto diverse opere di una crudezza disarmante non resta sconcertato davanti a Girls. Il che non significa restare indifferenti: semplicemente, non si batte troppo ciglio.

Per la mia personalissima percezione delle cose, parlare di “squallore” non è corretto: trovo preferibile un termine come “crudo”. Così come la casa di Adam non è squallida: è caotica, lasciata a sé, non comunica una grande idea di pulizia. Qualche tempo fa ho buttato un’occhiata in uno dei flat che stanno a piano terra nel condominio in cui abito. A mia madre verrebbe un embolo vedendo quella cucina, e le stanze non saranno sicuramente messe molto meglio.
La mia tesi di laurea due anni fa mi aveva portato a rendermi conto che è lo sguardo che osserva la realtà a trarne una determinata immagine: i posti, di per sé, non sono portatori di caratteristiche. Siamo noi che guardandoli, con il nostro background esperienziale ed iconico, diamo un giudizio di valore.
Infine, una conclusione molto personale: probabilmente io ho semplicemente un’idea molto diversa di cosa sia lo squallore. Che non è né il sesso vissuto e fatto in maniera molto spiccia né un ambiente spoglio e trasandato.

Bene, aspetto pareri e impressioni, sia che abbiate visto la serie sia che non ve ne freghi una mazza ma l’argomento vi abbia interessato. Seriamente, qualsiasi input è ben accetto.

Cheers.

 

PS. Ringrazio Meriderobi, che a differenza mia ricordava benissimo l’incontro di Carrie col politico amante delle golden shower, Mrs Darcy per la frase citata e non solo e tutti gli utenti che sono intervenuti nel tempo in quello che era un commentario delle puntate ed è divenuto un thread a se stante.

Advertisements