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Music/ Morcheeba – The Sea

L’hanno messa su ieri (sabato) durante un cambio palco, ad un festival locale. Scelta appropriata, dato che la manifestazione si sta svolgendo proprio su un lungomare.
Il mare in Inghilterra, che pure quando il tempo è bello non è mai cristallino. Le spiagge che pure in estate trasmettono una fortissima malinconia.

Ironia della sorte, consumai la musicassetta di Big Calm (nel mio primo, gloriosissimo walkman che mi accompagnò fino alla seconda media, prima di defungere) ascoltando e riascoltando questo brano e i due finali del lato B (Fear and Love e Big Calm) in un agosto trascorso in Trentino. Il che mi fa pensare, a sedici anni di distanza, che anche se al posto dei gabbiani ci sono corvi, picchi e gufi, e se si sta passeggiando su un sentiero boschivo anziché su un grigio molo sull’Irish Sea o sul North Sea, il messaggio, le sensazioni che un brano trasmettono, arrivano comunque, se si è ricettivi ad esse.
Mi viene anche da pensare al fatto di come si possa crescere, cambiare dentro e fuori, trasferirsi a chilometri e chilometri dal luogo di origine, ma come sia impossibile perdere quella che è la propria attitudine. Ma non è il caso di fare qui questo discorso.

Music / Nuvolablu, Occhi rossi a colazione (Love Boat, Korto Cirkuito, Krikk’E Kasteddu, 1998)

Metti malumore in buona parte colpa di una PMS a sto giro parecchio arrembante, una giornata uggiosa inglese e un essay di 5000 parole che forse riesco a finire prima della deadline senza boccheggiare troppo.
Mi è venuta in mente Sospeso nell’aria, come spesso mi capita in periodi così.

Sia chiaro: musicalmente sono una capra (come ho detto qualche settimana fa “I can play the buzzer very well”), e mi autodefinisco music junkie, mi piacciono un gazillione di generi diversi, pure roba che non c’entra una mazza l’una con l’altra, figuriamoci quando mischiata assieme. Quindi ecco. Non aspettatevi spiegazioni serissime alla Scaruffi o alla recensore di rivista musicale o da musicista sui dischi che consiglio o che. Non sono in grado di spiegare perché ci sono dischi che mi fanno cagare o che mi deludono e dischi che amo alla follia, così come fatico a spiegare perché alcuni seguitino a piacermi dopo anni e altri mi facciano pensare “ma avevo una colonna di cerume nelle orecchie allora?”.

Questo disco, che poi non è mai uscito come tale ma solo in musicassetta, giusto per capire quando nuovo sia, me lo consigliò (assieme ad una marea di altra roba che non sono certa di esser mai riuscita a recuperare tutta, chissà che fine ha fatto quella lista?) uno dei miei pusher musicali preferiti, il buon Chacka, che se casomai dovesse leggere qui saluto come si fa da queste parti, by flicking the V.
E niente, come ho detto credo di non saper spiegare perché questo album sia entrato a far parte della mia memoria musicale e sia fra quelli cui ogni tanto ho bisogno di tornare. L’unica cosa mezzo sensata che posso dire è che ci sono dentro determinate cose che valevano allora e valgono adesso e probabilmente varranno sempre. Non parlo solo dei testi, ché lo so che tutti hanno il vizio di pensare alle parole. Basta, ecco, ringraziate le anime pie che mettono interi dischi su youtube per chi non ha sbatti di farsi spotify e quelle robe lì.

Cheers.