premessa

Intro

Ciao, sono sempre io, Lidalgirl.
Forse mi ricorderete dai tempi di Splinder o dal blog sharpening.wordpress.com che non è più visibile perché per quanto mi riguarda è finita l’era dei blog di introspezione personale.
Al momento ho un altro simpatico blog attivo in cui parlo della mia vita vita da expat e un altro dedicato al trendissimo ambito beauty, che non linkerò perché voglio vedere quante persone andranno a cercarselo su google e soprattutto quali chiavi di ricerca useranno.

Potevo risparmiarmi il terzo blog destinato a venir aggiornato una volta ogni dimissione di Papa (la morte è troppo probabile)?
Potevo. Ma non ce l’ho fatta lo stesso.
Ho notato sempre più negli ultimi due anni come la mia fissa per questa o quella cosa mi porti a scrivere sproloqui interminabili in cui analizzo, rifletto, critico una puntata di una serie tv o un film o un libro (più raramente). Fondamentalmente perdo preziose decine di minuti per dire la mia sulle cose perché non ce la faccio a non dire la mia sulle cose che mi piacciono. Anche su quelle che mi fanno cagare, in realtà. E anche quelle che mi lasciano indifferente.
Diciamo che faccio fatica a non alzare la mano o ad aprire il form “aggiungi nuovo commento” e dire cosa penso.
Il problema è che non finisce lì. Cerco di trattenermi, ma quando vado in fissa ammorbo chiunque con quello che al momento mi ossessiona. Quello, o coloro che. No, non sono esente dalla patologia comunemente definita come “fangirlismo”. Sono umana anch’io, ogni tanto.

Short version, aka bigino di quanto scritto sopra: questo terzo pargolo sarà il luogo in cui delirerò a briglia sciolta di tutte le cose che rendono la mia vita un po’ meglio di come potrebbe essere (non ricordo chi, a Mai dire Gol, diceva “perché la vita può essere meglio di così”. Crozza nei panni di Putignani? Bisio? Si ringrazia mediaset per aver fatto togliere tutti i video da youtube) e che sono andate o vanno a costituire il sempre più pesante quanto strampalato bagaglio culturale che mi porto dietro.

Giuro che mi impegnerò ad essere più diretta e a non perdermi nell’autocompiacimento di chi ogni tanto vuole ricordare a se stessa di saper scrivere.
Temo mi scapperanno parole inglesi qua e là. E già so che alcuni post mi verranno in inglese, soprattutto nei periodi in cui sto scrivendo un essay. Ma tanto potete sempre usare Google Translator, per un effetto comico aggiunto.

Da ultimo, prima di chiudere, una spiegazione sulle oscure scelte dietro al nome del blog.
L’URL del blog è stato un parto. Tutti i miei riferimenti fighetti alle teorie su immaginario, esperienza culturale e via discorrendo sono già stati presi da altri. Spero non per dei blog osceni. Alla fine ho dovuto abbassare l’asticella e ho scelto il titolo del secondo capitolo di Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, uno dei miei libri preferiti in assoluto (e uno dei miei autori preferiti in assoluto. Sì, ho già previsto almeno un delirio dedicato al buon Fjodor). In italiano è “A proposito della neve bagnata”. L’ho scelto unicamente per l’amore che provo per quel romanzo breve e per il suo autore, non per chissà quale collegamento fra quello che voglio fare nel blog e l’Uomo del Sottosuolo.
Il titolo del blog è invece una citazione da un film che ho visto meno di due anni fa ma che ha lasciato un segno profondo nel mio immaginario, 24 hour party people di Michael Winterbottom. Ovviamente a tempo debito parlerò anche di lui. I motivi per la scelta sono molteplici: è tratta da un film che parla di una scena musicale e di come, oltre alle persone, un’intera città sia stata travolta e cambiata da questo movimento. E poi è fortemente ironica ed auto-ironica.

Prometto che sarà più breve d’ora in poi.
Sto mentendo.
Cheers.

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